PSICOTERAPIA e IPNOSI
DECONDIZIONAMENTO
DIAGNOSI DIFFICOLTA’ DI APPRENDIMENTO


AVERE UN PROBLEMA, SUPERARE LE PROVE
Esperienza ipnotica profonda, cambiamento attivato in poche sedute.
Le persone che intravedono negli ostacoli e nelle difficoltà, oltre alla sofferenza che ne deriva anche una occasione per conoscere e modificare se stessi, concepiscono la prova da attraversare come qualcosa di temporaneo. Sanno dentro di loro che c’è qualcosa da imparare.
Nell’affrontare la prova è frequente dover inizialmente capire di quali, specifici strumenti dotarsi, ed è anche normale sentirsi soli. Questo senso di solitudine nelle prove indica che il passaggio da compiere è proprio dedicato a noi e siamo proprio noi a doverlo attraversare.
I compagni che normalmente ci sostengono e che quotidianamente aiutiamo, sembrano, in queste fasi, presi da questioni altrettanto pressanti e non confrontabili.
Lo psicoterapeuta è un accompagnatore. E’ un professionista dell’ascolto, perchè riesce a sintonizzarsi senza sovrapporsi all’altro. In che direzione vuoi andare? A questo ci si arriva dopo essere usciti dall’impaludamento. Anche lo psicoterapeuta si fa aiutare: dalla psicologia per cambiare alcune tue abitudini diventate rigide, alcuni modi di pensare o sentire le cose che ti accadono; dalla semiologia perchè i simboli sono un cibo per la mente quando si vuole guardare oltre e riprendere il cammino.
Per chi vuole andare ancora più in profondità, l’uso della tecnica ipnotica ha un’applicazione terapeutica riconosciuta nella sua efficacia, soprattutto per le sintomatologie su base ansiosa o di origine traumatica. Essa permette anche un’esplorazione delle motivazioni con un conseguente aumento della coscienza esistenziale e della volontà.
DECONDIZIONAMENTO
C’è la necessità per alcune persone di sottoporsi ad un decondizionamento vero e proprio. A volte questo lavoro è preliminare all’efficacia psicoterapica; come un tossicodipendente deve disintossicarsi prima di iniziare a vedere dei benifici dalla psicoterapia, così una persona condizionata, ad esempio da una relazione d’amore “malata” o da altri legami di dominanza psicologica con teorie, persone, o simboli interni, deve poter riprendere in mano la sua vita e poi riaggiustarla pezzo per pezzo. Alcune persone vivono legate, senza alcuna possibilità di iniziare un percorso di auto consapevolezza e di liberazione, perchè la loro vita è tutta organizzata – e la loro mente è tutta focalizzata – nella direzione di una certa credenza, insieme a pensieri di impossibilità. Queste persone spesso sono incapaci di “scappare” perchè bloccate dalla paura.
Cambiare un certo modo di pensare o di comportarsi è possibile. Il cervello forma costantemente nuove connessioni, si modella in base alle esperienze e agli apprendimenti. La pulizia iniziale da fare riguarda le ambiguità dei ragionamenti e le ambivalenze dei sentimenti, cioè quei circoli viziosi che ci fanno fare (pensare, dire) ciò che non vorremmo fare (pensare, dire).




LA PSICOTERAPIA IPNOTICA NEORICKSONIANA
Esperienza ipnotica profonda, cambiamento attivato in poche sedute.
Ci si arriva con una veloce preparazione: il paziente deve lasciarsi conoscere dal terapeuta, e parallelamente impara a rilassarsi sempre più profondamente. L’ipnosi non è un controllo mentale o un potere mistico: l’ipnoterapeuta aiuta la persona a concentrare l’attenzione su un aspetto specifico e raggiungere uno stato di trance (di sonno-veglia) in cui è più facile comprendere un problema con nuova chiarezza.
Lo stato di ipnosi viene da tutti sperimentato nell’arco della giornata in alcuni momenti – quando sogniamo ad occhi aperti, quando siamo rapiti dalla musica, quando siamo sovrappensiero e agiamo automaticamente, quando cogliamo degli elementi trasversali e globali che danno un senso di ampiezza all’osservazione, quando notiamo piccoli dettagli che non avevamo mai notato e ne rimaniamo affascinati. Con l’ipnosi non è possibile far fare o dire ciò che l’ipnotizzato non voglia fare o dire.
E’ dimostrato che l’ipnosi allevia l’ansia, può potenziare il sistema immunitario, migliorare la concentrazione e la memoria, ridurre lo stress.
La psicoterapia ipnotica usa l’ipnosi inserita in un processo psicoterapico: con la modifica dello stato di coscienza, consente da un lato di aumentare la potenza della parola, la profondità dell’ascolto, la significatività delle immagini, delle metafore e delle emozioni osservate, dall’altro di ristrutturare convinzioni disfunzionali, compiere un processo dissociativo terapeutico, rafforzare l’Io dell’individuo, accentuare la capacità di concentrazione e catalizzare le sue forze. La questione principale è fondalmentalmente quella di mobilitare le risorse del paziente, trattenute da difese irrigidite o da ferite troppo dolorose.
Oggi la scienza medica è certa che esiste un collegamento mente-corpo, sul quale il pensiero, le sensazioni corporee e la consapevolezza transitano e possono stimolare l’inizio di una possibile guarigione. L’ipnosi fa da ponte: il collegamento tra mente e corpo infatti aumenta in una situazione simile al dormiveglia quale è lo stato ipnotico, poichè avviene una modifica della dominanza emisferica cerebrale fino alla inversione o alla sintonizzazione degli emisferi, e si stabilisce una più “democratica” gerarchia delle cellule di tutto l’organismo, che ricominciano a parlarsi tra loro.
Perchè l’ipnosi funziona meglio dell’autoipnosi?
Nel momento dell’inizio del’ipnosi, chiamato ‘induzione’, il terapeuta comincia a parlarti con più calma, un po’ più lentamente, e in questo modo avvia in te un ascolto che gradualmente diventa sempre più intuitivo e meno analitico. Il terapeuta ti parla di cose che ha ascoltato da te, usando molti esempi e metafore perchè tenta di varcare il confine tra la mente che ragiona, affronta problemi, e la mente che inizia nuovi percorsi, nuovi apprendimenti; c’è come un ponte, che rappresenta il rapporto duale, contrattuale ed empatico tra terapeuta e paziente, che approda ad una riva raggiungibile in molti modi, che è la mente emozionale e la consapevolezza corporea inconscia.
Nel processo psicoterapico, il terapeuta ascolta il materiale conscio ed inconscio del paziente sia sul piano psicodinamico (in riferimento alla sua storia e ai suoi funzionamenti), sia sul piano della semplice realtà, a volte così difficile da vedere per il paziente. In questo senso, anche nei momenti in cui la mente sembra svuotarsi e la coscienza diminuire, la presenza della consapevolezza, conscia o subconscia che sia, rimane il baricentro della dimensione interiore. Può sembrare strano che in uno stato di dormiveglia la nostra consapevolezza sia superiore: accade perchè le preoccupazioni e le difese si abbassano e la mente si alleggerisce.
IL TUO BAMBINO SEMBRA AVERE DEI PROBLEMI
Nella terapia con i bambini usiamo tanti modi: il gioco psicodinamico, la pet therapy, la neuroplasticità, il laboratorio
Una tecnica utilizzata, spesso nella prima fase della terapia, è composta dal gioco relazionale psicodinamico tra il terapeuta e il bambino (ad esempio mettere in scena avventure, sentimenti e drammi di una famiglia immaginaria). Essa si basa su una osservazione iniziale che considera il bambino come soggetto inserito nelle pratiche culturali del proprio ambiente e l’osservazione come modo per cogliere gli specifici significati espressi da tali pratiche; vengono raccolte notizie su cosa significano le interazioni quotidiane e il gioco per il bambino stesso, cercando cioè di distinguere le letture e le prospettive degli adulti da quelle del mondo del bambino. Gradatamente, durante le sedute, aumenta la presenza della psicologa nei giochi del bambino, con una strategia di partecipazione di tipo reattivo, contrapposta a quella di tipo attivo solitamente proposta nei contesti didattici; la psicologa si rende infatti disponibile al gioco di ruoli assegnati dal bambino, ai temi e ai tempi dei cambi di gioco. Ciò comporta inizialmente un atteggiamento di ricalco (copiatura, imitazione) nei confronti del bambino, che facilita la nascita del rapporto di fiducia e successivamente la trasformazione in proposte alternative, guidandolo fuori da situazioni ripetitive disfunzionali.
Ad esempio quando il bambino manifesta nelle prime sedute alcuni comportamenti distruttivi verso gli oggetti presenti in studio e verso i propri disegni, i comportamenti non vengono inibiti e corretti ma inseriti in una storia. Ciò crea di per sè nel bambino gradualmente la volontà a manutenere, riparare, creare legami tra i personaggi; all’inizio per esempio gioca a creare barriere, divisioni, fratture, aggressioni, ma successivamente le barriere stesse permettono il contatto, lo scambio e la comunicazione.
Un’altra tecnica utilizzata, integrata con la precedente, inserisce in seduta un cane, selezionato per sensibilità al disagio e intensità affettiva.
Rispetto alla prima fase, nella seconda il bambino organizza il gioco psicodinamico in modo più coerente, avendo la necessità di far capire le sue intenzioni anche al cane. La narrazione/invenzione della storia si sviluppa fino alla fine della seduta, momento importante in cui il bambino cerca di cogliere la ristrutturazione fornita man mano dalla psicologa e di metterla in pratica.
SPIEGAZIONE: nella pet therapy, cioè nella psicoterapia con la presenza interattiva di un animale (in questo caso di un cane pastore), il piccolo paziente proietta sentimenti ed emozioni anche sul cane e non solo sul terapeuta. Ciò permette al terapeuta di svolgere maggiormente la funzione di mediatore dei contenuti psichici perchè viene vissuto come meno giudicante.
Il rapporto empatico di fiducia aumenta gradualmente, sia con il cane sia con la psicologa, poiché il bambino ha il desiderio di inventare lui stesso e comunicare gli sviluppi della storia agli altri due giocatori, ma anche di coinvolgerli. Il partner di gioco principale, scelto dal bambino, è in genere la psicologa, e il cane viene utilizzato per i bisogni emotivi di base; la relazione tramite il cane velocizza però la guida fuori da situazioni ripetitive disfunzionali, come ad esempio i comportamenti distruttivi egocentrati e il disordine del gioco caotico frammentato.
L’elemento di maggior valore è la diminuzione dell’angoscia prima prevalente e, con essa, i rituali e le opposizioni. Questo fattore denota come il bambino impari velocemente ad utilizzare il lavoro psicologico e, grazie alla mediazione, ad affrontare i contenuti psichici più ingarbugliati; questi possono così essere sciolti e rielaborati dal bambino insieme alla psicologa per lo sviluppo emozionale. Nell’arco di un mese circa (con sedute settimanali) il bambino si abitua al contatto fisico con il cane e impara a dimostrargli affetto. Si riducono parallelamente alcune paure (buio, ambiente chiuso, solitudine).
In sintesi, i miglioramenti emotivi del bambino vanno ad aumentare sia la capacità (più lineare e meno caotica) di ragionare ed organizzare il gioco, sia la motivazione ad imparare; si sbloccano così nuove aree di sviluppo cognitivo. A questo punto è bene proporre molte attività dirette di stimolazione cognitiva e neuroplasticità: ciò significa aumentare la quantità di stimolazione finalizzata all’apprendimento verbale e non verbale di abilità logiche ed emotive, attraverso situazioni esperienziali attive.
Infine c’è lo strumento del Laboratorio di diagnosi e potenziamento dell’apprendimento: leggi cosa è in “Eventi e proposte”, sempre su questo sito.






LE DIFFICOLTA’ DEI RAGAZZI AD ALTO POTENZIALE COGNITIVO
Problematica psicologica
I ragazzini e i giovani ad alto QI si trovano ad un certo punto del percorso scolastico e sociale, ad affrontare una situazione di stallo dentro di sé, nella vita quotidiana e nelle relazioni. Hanno la sensazione di essere arrivati al capolinea di ciò che riescono a dare in relazione alle richieste della scuola. Ciò dipende dal modo in cui loro utilizzano le loro risorse e dal modo in cui l’esterno richiede che queste risorse vengano utilizzate, cioè che ciò avvenga in modo convenzionale.
Spiegazione
I bambini ad alto potenziale hanno una modalità di utilizzo del pensiero molto diversa rispetto alla popolazione media. Essi hanno capacità di elaborazione analogica più importanti, hanno modalità più rapide, capiscono più in fretta; purtroppo hanno la tendenza ad applicare delle soluzioni piuttosto che a spiegarle. Possiedono una memoria a breve termine doppia rispetto agli standard e un memoria a lungo termine robusta. A volte sembrano carenti di memoria perchè organizzano “disordinatamente” le informazioni apprese.
La ricerca sul pensiero divergente ha messo in luce il ruolo dell’intuizione, componente psichica considerata come un sesto senso. Il pensiero divergente in psicologia e’ definito da 8 fattori, di cui 4 cognitivo logici, strettamente legati al funzionamento della mente (fluidità, flessibilità, originalità ed elaborazione) e 4 emozionali, strettamente legati al funzionamento della personalità (curiosità, immaginazione, attrazione alla complessità, disponibilità/propensione ad accettare rischi).
In ambito logico, ogni caratteristica del pensiero divergente produce delle abilità A da sviluppare e delle difficoltà D da limitare. In ambito emozionale quasi tutte le abilità che seguono rischiano di essere ostacoli alla convenzione sociale. Il ragazzo deve poter rafforzare il proprio senso di dignità, la legittimità ad essere diverso, sentirsi accettato e valorizzato, e potrà utilizzare le abilità che seguono in modo integrato ed efficace rispetto agli standard richiesti e alle variabili di successo:
Disponibilità ad assumersi rischi: esporsi al fallimento o alle critiche, tollerando il conflitto; difendere le proprie idee; operare bene anche in situazioni destrutturate.
Complessità: cercare numerose alternative; ripristinare l’ordine partendo dal caos; muoversi in idee o problemi intricati.
Curiosità: essere indagatori e fantasticare; giocare con un’idea; meditare sul mistero delle cose.
Immaginazione: visualizzare e costruire immagini mentali; sentire intuitivamente; sognare cose nuove.
Intervento terapeutico: consapevolezza di sé e funzionamento
I bambini ad alto potenziale cognitivo hanno due bisogni fondamentali:
1) sentirsi bene con se stessi e con la loro “differenza” (sia con i loro genitori, che con i loro insegnanti e coetanei);
2) sviluppare il loro potenziale incredibile, che deve diventare credibile e poi realizzato.
Cosa cominciare a fare?
Quando vengono a sapere che non sono stupidi (tramite test per esempio) e che il problema è l’opposto, si stupiscono molto ma da quel momento cominciano a spiegarsi tanti avvenimenti della loro vita scolastica e sociale, e si incamminano sull’utilizzo adattivo delle loro diversità, magari attraversando una fase critica di riprogrammazione di sè stessi.
Un consiglio per i genitori: non intestarditevi che imparino ad allacciarsi le scarpe… c’è molto di più.
Psicoterapia, ipnosi e psicodiagnostica
dr.ssa Bartoli Stefania
3282746862
stefania.bartoli@icloud.com
Corso Garibaldi 17, Valenza (AL)
Per prenotare un appuntamento:
(+39) 328 274 6862
Da Lunedì a Venerdì
